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Il Gargano è stato fonte di interessanti ritrovamenti archeologici riferibili al paleolitico inferiore, mentre dalle zone costiere sono venute le testimonianze del paleolitico medio e superiore.
Sono ben rappresentate anche tutte le epoche successive: neolitico, eneolitico, età del bronzo e del ferro (quest’ultima con numerose vestigia della Magna Grecia e della cultura apula).
Rivestono particolare interesse archeologico la grotta Romanelli, la grotta di Santa Croce e quella di Porto Badisco.
La puglia è stata dunque intensamente abitata fin dall’antichità: molti popoli di stirpe illirica (Dauni, Iapigi, Peucezi, Messapi e altri ancora) l’hanno scelta come territorio ideale per insediarsi ben prima dell’arrivo dei colonizzatori Greci che si fermarono sulle coste. In quel tempo il territorio pugliese era formato dall’Apulia a Nord e dalla penisola Salentina a Sud; entrambe le zone furono conquistate dai Romani, durante i secoli IV e III a.C., in seguito alle guerre che li videro opposti ai Sanniti e a Pirro.
Dopo la vittoria i Romani costituirono numerose colonie latine fra le quali Luceria (Lucera), Venusia (Venosa), Brundisium (Brindisi) e colonie romane come Sipontum. Gran parte delle popolazioni locali che abitavano questi territori si ribellarono ai Romani durante la guerra di Annibale e la guerra sociale.
Sotto il governo di Augusto, Apulia e Calabria costituirono la II regione e riuscirono a far crescere l’economia del territorio sia per la posizione geografica che ne faceva il tramite naturale fra Roma e l’Oriente, sia per l’agricoltura che fu sempre l’attività principale delle popolazioni. A favorire i commerci furono le due strade di collegamento con Roma: la Via Appia e la Via Traiana.
Le cittadine di Ecana, Canosa, Siponto, Trani, Brindisi, Gallipoli, Taranto e Lecce furono le prime testimoni del diffondersi del Cristianesimo fra il III e il V secolo, in quanto sedi di diocesi che più tardi sarebbero passate sotto la tutela del Patriarca di Costantinopoli.
Anche la Puglia subì le invasioni barbariche, durante il V secolo, che però non portarono gravi danni come invece accadde in occasione della guerra gotica (535-553). Il potere di Bisanzio sconvolse gli equilibri della regione integrandola nell’Impero e imponendo pesantissime tassazioni.
Le lotte contro i Longobardi, i Franchi e i Saraceni, avvenute fra il VII e il IX secolo, costrinsero gradualmente i Bizantini a retrocedere dai loro possedimenti pugliesi fino ad arroccarsi in un ultimo lembo di territorio, il Salento, con le città di Gallipoli e Otranto.
Così i Longobardi, arrivati da Benevento, occuparono il Gargano, Canosa e Brindisi nel 633, Taranto nel 662, Bari nel 680 e gran parte dei territori dell’interno. Fra l’836 e l’883 i territori costieri furono preda dei Saraceni che, fra l’VIII e il IX secolo, dominarono la regione riportandole una certa unitarietà.
Mostrando doti di grande equilibrio, la città di Bari riuscì a mantenere una certa autonomia pur sottostando al potere di Greci, Longobardi, Franchi e Saraceni e passando dalla condizione di ducato a quella di emirato.
Seguirono altre prese di potere che videro avvicendarsi i Macedoni, i Tedeschi (a Bari) e di nuovo i Bizantini mentre le città, pur nella mescolanza continua e conflittuale di religioni e popoli, portavano avanti con forte volontà di rinascita un certo sviluppo amministrativo, economico e culturale, tanto da maturare strutture comunali autonome.
I Bizantini furono aspramente combattuti fra il 1009 e il 1016, dal nobile condottiero Melo di Bari, di origine longobarda, approvato dalla popolazione, sostenuto dalla borghesia e alleato di Enrico II. La rivolta popolare proseguì, fra il 1017 e il 1018, con l’aiuto di alcuni mercenari e, negli anni successivi, si susseguirono lotte interne nelle quali troviamo ancora i Normanni, vari condottieri (fra i quali Argiro e Giorgio Maniace), oltre alla politica dell’Imperatore tedesco e quella del Papa.
Gli Altavilla, nel 1053, conclusero questo periodo particolarmente complicato infliggendo una pesante sconfitta a Papa Leone IX e nominando Guglielmo Altavilla, detto Braccio di Ferro, primo conte normanno di Puglia. Guglielmo, con l’aiuto dei fratelli Drogone e Unfredo riuscì a cacciare i bizantini da tutto il territorio in loro possesso. Roberto il Guiscardo, nel 1071, occupò anche Bari e Brindisi diventando duca di Puglia e Calabria e realizzando così l’unità della regione senza nulla concedere ai Veneziani accorsi in aiuto alle città pugliesi contro i normanni.
L’Imperatore Enrico III e papa Leone IX, inizialmente, si impegnarono a riconoscere privilegi, franchige e autonomie locali.
Fra l’XI e il XIII secolo la regione seguì le sorti del Regno di Sicilia e Puglia costituitosi nel 1130 e, sotto il domino normanno e svevo, fu avviato un processo di sviluppo economico e culturale che vide anche un aumento delle costruzioni a difesa delle città, nonchè di cattedrali e porti, anche in relazione alle crociate in corso all’epoca.
La dimensione mediterranea della politica normanna e sveva non escluse l’oppressione delle popolazioni che si ribellarono nel 1137 e nel 1156 a Bari; tuttavia, la Puglia continuò a crescere positivamente con Guglielmo II e Federico II che incrementarono la presenza di mercati e gli scambi commerciali; Foggia fu sede del Magistrato imperiale di Giustizia per tutto il Regno ed ebbe grande sviluppo culturale; Barletta si arricchì con i traffici.
A partire dal 1264, anno in cui Urbano III investì Carlo d’Angiò del titolo di Re, prese il via un periodo di anarchia del potere baronale che portò anche ad una progressiva diminuzione dei commerci.
Dopo il regno dei primi Angioini (Carlo II e Roberto il Saggio), la situazione andò peggiorando e i mercanti stranieri si sostituirono ai pugliesi anche se la via di Bisanzio rimase sotto il controllo dei d’Angiò. Soprattutto i Veneziani furono particolarmente presenti e attivi nella regione, ma non mancavano i genovesi, i fiorentini e i balcanici.
Con il passaggio agli Aragonesi, nel periodo fra il 1442 e il 1503, il feudalesimo dilagò portando il problema gravissimo del latifondismo, oltre a disordini giudiziari e amministrativi e costante pericolo per le città. Si costituirono grossi feudi praticamente indipendenti rispetto al regno, come quello dei principi Orsini-Del Balzo, dei duchi Caldora, dei Caracciolo, dei Pignatelli e altri.
Re Ferdinando I (1458-1494) riuscì a portare un parziale miglioramento della situazione, tuttavia non impedì la nascita di altri feudi e, nel 1479, prese il via anche l’attacco dei Turchi che assediarono Lecce e scatenarono la guerra d’Otranto. Anche la guerra di Ferrara provocò ripercussioni sulla Puglia del periodo e, a metà del 1400, si verificò un grave terremoto.
Nel 1464 Bari divenne feudo degli Sforza e, nel 1495, Trani, Brindisi, Otranto e Gallipoli furono occupate dai francesi, dai veneziani e nel 1501 dai franco-spagnoli. La guerra che ne seguì annovera fra i fatti principali la Disfida di Barletta e la Battaglia di Cerignola (1503). La Puglia dovrà aspettare fino al 1529 per liberarsi dell’occupazione dei francesi e dei veneziani grazie alla pace di Cambrai.
La dominazione spagnola aveva aggravato le condizioni economiche della regione: alcuni porti vennero abbandonati o resi inutilizzabili, tratti di costa si trasformarono in paludi, l’agricoltura regredì, come pure i commerci mentre cresceva il prelievo fiscale sulle popolazioni.
I Borboni nel XVIII secolo riuscirono a portare qualche miglioramento ma furono principalmente le riforme del periodo napoleonico a risollevare le sorti della zona (che aveva subìto anche le feroci reazioni delle bande sanfediste del cardinale Ruffo); fu infatti abolita la feudalità, furono ristrutturati i latifondi e le terre pubbliche, progredì il sistema giudiziario.
Il governo borbonico del periodo della Restaurazione non reagì efficacemente al brigantaggio, né proseguì l’opera dei francesi e la regione vide un fiorire di sette (massoni e carbonari, fra i più noti) la cui attività sfociò nei moti del 1820 e del 1848 dopo la nascita della "Giovine Italia".
Dopo la caduta dei Borboni la Puglia, nel 1860, entrò a far parte del regno d’Italia con la divisione nelle province di Bari, Foggia, Lecce alle quali si aggiunsero poi Taranto e Brindisi inizialmente incorporate nel territorio di Lecce.
Dopo tanti problemi derivati dalle invasioni straniere, cominciarono quelli legati alla cosiddetta "questione meridionale": il brigantaggio e la miseria contadina sono stati i più gravi e dolorosi.
Il primo fu un fenomeno di protesta scomposta, alimentato dalla disillusione e ignoranza di una parte della popolazione, dalla presenza di nostalgici borbonici e renitenti alla leva, dalla condizione di estrema povertà dei contadini e fu affrontato dal governo piemontese solo a livello di ordine pubblico con una dura repressione militare.
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